giovedì 22 ottobre 2009

Una storia d'amore e libertà (ma non è Loach)

Sogno che al cinema Nuovo, a due passi da casa mia, danno l'ultimo film di Ken Loach. Il connubio è perfetto: devo camminare poco e Loach è uno dei miei registi preferiti.
Il giorno dopo propongo ad A., G. e I. di andare a vedere un film che non esiste in una sala che non è in funzione da chissà quanto.
Una volta scoperto l'inganno onirico, rimediamo con Ozon e il suo Ricky.
Il sottotitolo, in fondo, è molto loachano, e non solo quello. Si tratta di un film scomposto, a strati.
Si parte davvero con uno scenario, francesizzato, alla My Name Is Joe: il freddo, la fabbrica (di prodotti chimici tossici), la deriva emotiva, il quotidiano faticoso, la speranza alla porta (Paco, il nuovo amore?).
Poi arriva Ricky e i toni cambiano. Con le sue alette di pollo implumi, non sembra un angelo, ma una creatura bizzarra che un po' fa ridere, un po' fa senso.
E' una falena che non ha spazio per volare, una futuro essere infelice, con poca possibilità di sopravvivenza.
Allora non si ride più. Anzi, il finale è struggente, perché la libertà viene conquistata non certo senza scontare un prezzo alto.
Bello e triste, come una favola cinica e diretta.
Qualche nota sparsa:
- non amo i bambini che recitano (retaggio dei film di Shirley Temple), ma Mélusine Mayance (Lisa) è una meravigliosa bambina che recita;
- il film è tratto dal racconto di Rose Tremain, Moth ("falena");
- alla fine ho pianto, anche perché in sottofondo c'è la voce di Cat Power con The Greatest. E ho detto tutto.

sabato 3 ottobre 2009

Whatever Works

Alla fine del film (ma anche un altro paio di volte durante), Boris Yellnikoff ci dice che è l’amore che deve bastare a funzionare, ma si capisce che intende tutt’altro, visto che Melody gira con confezioni di Viagra in borsa e che, ingenuamente, offre anche a chi è palese che non ne abbia bisogno (ma non si sa mai).
Devo dire che mi ero abituata piacevolmente alla parentesi noir di Allen, al suo espatrio europeo, all’assenza di comici e fastidiosissimi alter ego e di tutte le sue ipocondrie, manie e ossessioni linguistiche e lessicali.
Questa rentrée mi lascia un po’ così. Anche se ammetto di aver riso per tutto il film.

lunedì 31 agosto 2009

Dei ritorni e di altre idiozie

Sì, perché tornare è una gran fregatura celata da ansia di recupero, sforzo di memoria e fine di un'attesa.
Mi riprendo il lavoro, te, la casa, la scrittura della sera, il lavoro, il lavoro, il lavoro.
Niente di che, sono solo ritornata dalle vacanze e sono molto nervosa.

martedì 7 luglio 2009

Vita da ufficio

Uscendo dall'ufficio, oggi, mi sono sentita un po' come Patrick Bateman: una gran voglia di correre a casa, sciacquarmi i denti con il Listerine e poi progettare qualcosa di cruento e spietato per rifarmi degli orrori della giornata.
Alla fine ho solo fatto una doccia.
Bisogna avere la stoffa per diventare dei freddi serial-killer come Bateman e magari uno scenario anni Ottanta senza ombra di crisi economiche.
Le motivazioni, invece, contano poco.

lunedì 29 giugno 2009

Cordialità

Mi impressiona sempre un po' quello strano legame di solidarietà che si instaura tra perfetti sconosciuti nel momento del bisogno.
E' un martedì qualsiasi, se non fosse che sono bloccata all'aeroporto di Fiumicino per un guasto tecnico su Caselle (in realtà è venuto via un pezzo d'asfalto della pista d'atterraggio) e il personale del mio volo low (low) cost non rilascia dichiarazioni sul da farsi.
Seguo la faccia che mi pare più pratica di queste situazioni e mi ritrovo a condividere una strana serata alla stazione Termini, in attesa dell'ultimo treno della giornata.
In pochi minuti una comunanza di sventura diventa un buon motivo per raccontarsi vicendevolmente stralci di vita, sapendo perfettamente che all'arrivo si tornerà ad essere buoni estranei come prima.

domenica 31 maggio 2009

Funzioni vitali

Secondo la nuova pubblicità dell'iPhone esisterebbe una funzione "praticamente per tutto": da quella che ti fa trovare un taxi mentre cammini per le strade di Bombay, al rilevatore del tasso di umidità della tua stanza da bagno, fino al traduttore simultaneo, con tanto di riconoscimento vocale, dal gambese all'italiano.
Posto il fatto che ci siano pure persone così impegnate da doversi destreggiare tra idiomi improbabili e mensole da mettere in bolla (il tutto utilizzando un unico strumento e poco ingegno privato), trovo che questo genere di strategia da supermercato sia veramente sfacciata.
E' la capacità di rendere, agli occhi e alle menti di tanti acquirenti, indispensabile ciò che indispensabile non è, che mi inquieta, anche perché tale filosofia commerciale si sta espandendo a settori dove il profitto non dovrebbe costituire il primo dogma (vedi la Salute).
Se davvero la necessarietà dell'inutile deve diventare la regola, chiedo al signor Apple di impegnarsi a creare funzioni un poco più raffinate, come il generatore di banconote, per quando ti trovi a corto di contante nella tua città, o il prete virtuale, dal quale ti puoi confessare quando hai commesso un peccato, anche piccolo, e ripartire con la coscienza a posto.

martedì 5 maggio 2009

Liberté, Égalité, Ponctualité

L'esser puntuali è solo una prerogativa o è a tutti gli effetti una dote?
E i ritardatari sono manchevoli o semplicemente diversi da chi spacca il minuto?
Il dilemma si impone nei soliti minuti che separano me (donna puntuale) da tutte le altre persone (ritardatarie) con cui di solito ho appuntamento. Fuori dai locali, sotto casa, in auto con il motore acceso, in primavera, estate, autunno e inverno, con la pioggia o con il sole.
La qualità è tale solo se socialmente confermata e condivisa, altrimenti rischia di trasformarsi nel suo contrario o, quantomeno, in un limite per chi la possiede (sono io che aspetto, poi).
Non è colpa delle persone (forse), ma di un tacito consenso partecipato che ha finito per aver la meglio su una buona maniera.
Ma io, reietta in orario, continuerò a battermi strenuamente per la causa.